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Monicastrade



Messaggi: 5649
Località: la valle dei Nani

MessaggioInviato: 30 Ott 2009 11:13 am    Oggetto: Rispondi citando

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

vi invito a leggere l'intervento del 27 ottobre dedicato a Stefano Cucchi
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Monicastrade



Messaggi: 5649
Località: la valle dei Nani

MessaggioInviato: 01 Nov 2009 4:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

Un giorno in pretura dedica 4 puntate al caso Aldrovandi

ieri sera hanno fatto vedere la prima.
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Sonda BB



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Località: torino caput mundi

MessaggioInviato: 20 Nov 2009 1:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Cucchi, qualcosa si muove
Venerdì 20 Novembre 2009 02:00 .di Rosa Ana De Santis

E’ passato quasi un mese dalla morte del giovane Stefano. Proseguono le indagini e le notizie sul caso sembrano non uscire dalle prime pagine. Tutto grazie alla pressione dell’opinione pubblica e soprattutto allo sforzo di una famiglia che non molla e mostra una volontà di collaborazione che in cambio non accetta sconti sulle responsabilità. Da un lato tribunali e giudici, gli avvisi di garanzia agli agenti della polizia penitenziaria e l’imminenza dell’incidente probatorio sull’unico testimone. Dall’altro il concorso di responsabilità dei sanitari coinvolti. Ignazio Marino, a capo della commissione d’inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, si è nuovamente recato all’Ospedale Sandro Pertini. Quello che emerge dai giorni di ricovero di Cucchi viene definito dallo stesso Marino “inquietante”. Terminata l’audizione secretata dell’infermiera Olivares Gricelda, infermiera del carcere di 'Regina Coeli, che ha assistito Cucchi, si aprono nuovi scenari e si acquisiscono nuovi elementi per portare avanti l’indagine.

Ma facciamo un passo indietro per ripercorrere i momenti più importanti di questo mese. Potremmo iniziare dalle parole violente e infondate di Giovanardi. Lui fa morire Stefano di anoressia, poi di droga, anche un pò di sieropositività. Tutto pur di non parlare dei fatti e delle foto che internet e tv ci hanno mostrato. Le immagini del corpo e l’entrata in scena del supertestimone costringono il sottosegretario a scusarsi con la famiglia.
Il testimone, che sarà nuovamente ascoltato in corso d’incidente probatorio sabato prossimo dal Gip Fiasconaro, è S.Y., un irregolare africano, arrestato anche lui per detenzione di stupefacenti.

Incontra Stefano nelle celle di sicurezza di Piazzale Clodio, dove sono stati portati entrambi per la convalida dei loro fermi. E’ dalle sue dichiarazioni che partono i tre avvisi di garanzia per omicidio preterintenzionale ai tre agenti di polizia penitenziaria che hanno preso in custodia Cucchi in quei momenti. Il testimone racconta di aver sentito urla, di aver visto Stefano a terra piegato dai ripetuti calci e di aver poi raccolto le sue parole “Mi hanno menato questi stronzi”. Il pestaggio quindi avviene sotto le aule di giustizia per poi forse proseguire anche dopo. Magari nel tragitto verso Regina Coeli, dove Cucchi arriva non più in grado di stare in piedi e con fortissimi dolori, tali da dover esser trasferito per i vari esami diagnostici in ospedale fino al ricovero definitivo.

Il testimone è stato trasferito dal carcere, per non correre rischi, per non essere intimidito o magari per evitare un’altra delle solite cadute dalle scale, simile a quella che ha rotto le ossa del giovane Stefano, ad esempio. L’onorevole Pedica, dell’Italia dei valori, sorveglia e vigila sulle sorti del giovane coraggioso. La battaglia per la verità non si annuncia facile soprattutto se passa sulla pelle nera di un clandestino, spacciatore abituale. Nel frattempo gli agenti, che avrebbero “dato la lezione” a Stefano, sono stati trasferiti in via temporanea, mentre attraverso i loro legali respingono tutte le accuse. Del resto quanto può valere la parola di un detenuto straniero? Non sono valse quelle di famiglie perbene e di esemplari cittadini italiani nei processi alla Polizia.

Uno dei tre indagati dichiara che a Stefano hanno addirittura offerto un caffè e una sigaretta, prima di chiamare il medico quando ha iniziato a star male. Tutto questo prima di affidarlo alla scorta che lo avrebbe portato in carcere. Ma perché Stefano Cucchi inizia a star male, se nessuno gli fa del male? Il cadavere e le diverse foto scattate spiegano tutto quello che viene taciuto. Il legale della famiglia Cucchi, pur non essendo un medico legale, oltre a notare le fratture e i segni di percosse che abbiamo visto tutti, parla di almeno cinque lesioni tipiche da bruciature di sigarette.

Il corpo di Stefano sarà riesumato per gli ulteriori rilievi autoptici ritenuti necessari. Nel frattempo verrà analizzata la macchia di sangue riscontrata sui jeans indossati al momento dell’arresto. La famiglia ha consegnato agli inquirenti la droga ritrovata nell’appartamento di Via Morena (Roma), dove ogni tanto Stefano andava quando non era in famiglia. A dimostrazione che si cerca soltanto la verità sulla morte di Stefano e nessuno slittamento o omertà sulla considerazione di una vita fragile.

Un capitolo a parte è quello delle cure. Le cartelle cliniche che hanno fatto il giro del web riportano dei NO piuttosto controversi, anche sul piano calligrafico, sulle volontà di Stefano. Rimangono le anomalie di quanto è stato negato al paziente. La visita dell’avvocato e dell’operatore di fiducia della comunità CEIS in cui Cucchi combatteva la sua personale sfida alla tossicodipendenza. Rimane il perché di una famiglia tenuta all’oscuro e lasciata a sostare senza notizie fuori le mura del nosocomio. Un trattamento che ha trasformato Stefano in un detenuto senza diritti, e in un malato senza diritto di cura. Rimangono misteriose le terapie somministrate, negate o inefficaci andrà chiarito, spiegate finora dai medici coinvolti con la tesi ridicola del paziente “poco collaborativo.”

Lo strazio di Stefano e della sua famiglia non è ancora concluso. Le indagini incalzano e l’attenzione della gente comune e della politica è forse lo strumento più efficace a disposizione per evitare che Cucchi sia un’altra vittima senza carnefice. Perché non pagare per le proprie colpe equivale a non averne davanti alla legge e alla collettività. Non che questo interessi molto all’Italia del processo breve. Stefano, volendo usare perifrasi verbali, è morto d’ingiustizia, di violenza e di omissioni e questo è accaduto mentre era nelle mani dello Stato.




Giovanardi ha già detto che era "solo un drogato" a breve diranno anche che Cucchi è semplicemente caduto dalle scale e,visto che non si era ferito abbastanza, si è preso a pugni da solo,provocandosi ecchimosi sul viso.
Infine lo stesso, contorsionista di professione, per simulare un grave pestaggio, si è preso a calci da solo nella schiena,fino a rompersela.
Ormai si era fatto prendere la mano e si è picchiato fino ad uccidersi.
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MessaggioInviato: 03 Dic 2009 8:27 am    Oggetto: Rispondi citando

E TE PAREVA STRANO...........LA DIVISA NON SI PROCESSA!

3/12/2009 (7:46) - INCHIESTA
Per la morte di Cucchi
nessun responsabile

Stefano Cucchi, geometra morto dopo l'arresto e la detenzione, aveva 33 anni



La polizia penitenziaria “assolve” i suoi agenti

FULVIO MILONE
ROMA
«E ora ci dicono che, oltre i medici, neanche gli agenti di custodia hanno colpe. E’ grottesco, Stefano non è morto certo di vecchiaia...».Si lascia scappare una battuta amara Fabio Anselmo, l’avvocato della famiglia Cucchi.

Qualche motivo per dirsi «perplesso» ce l’avrà pure, vista l’ultima novità della brutta storia che ha per protagonista e vittima Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre dai carabinieri per droga, pestato a sangue il giorno dopo nelle camere di sicurezza del Palazzo di Giustizia di Roma e morto sette giorni dopo nel reparto dei detenuti dell’ospedale «Pertini». Il problema è che le indagini amministrative condotte dagli organismi da cui dipendono i sei indagati (tre medici indiziati di omicidio colposo e tre guardie penitenziarie sospettate di omicidio preterintenzionale) si stanno concludendo con una raffica di sostanziali «assoluzioni», piene o per «insufficienza di prove», a inchiesta giudiziaria ancora in corso.

Dopo l’Asl che ha scagionato i medici, ieri è toccato al Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) comunicare l’esito dei suoi accertamenti. In una relazione inviata alla procura della repubblica, gli «investigatori» del Dipartimento non giungono ad alcuna conclusione certa sull’operato degli agenti indagati. Tanto basta, però, per consentire al capo del Dap Franco Ionta di scagionare le guardie penitenziarie: «Le risultanze hanno rilevato fin qui l’assenza di responsabilità da parte degli agenti».

I magistrati, però, sembrano decisi a proseguire per la loro strada: per loro l’indagine amministrativa del Dap, come del resto quella dell’Asl che quattro giorni fa ha scagionato i medici indagati definendo «imprevista e inaspettata» la morte di Stefano, non modificano più di tanto il quadro indiziario che si sta delineando. Franco Ionta annuncia anche una piccola «rivoluzione» nella «gestione dei detenuti» a Piazzale Clodio: «Sto valutando di ritirare il personale di polizia penitenziaria dalle celle del Tribunale dove tali persone vengono detenute».

In altre parole, degli arrestati in attesa delle udienze di convalida si occuperanno solo coloro (carabinieri, polizia o chi altro) che hanno eseguito il fermo nelle 24 ore precedenti. Sarà più umano anche il trattamento dei detenuti ricoverati al «Pertini». Come dice il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare sull’efficienza del sistema sanitario, «il Dap ha deciso che, nel caso che i familiari di un detenuto si presentino al reparto protetto dell’ospedale “Pertini” in cerca di informazioni, la polizia penitenziaria deve avvertire il personale medico per un colloquio».

Una possibilità, questa, che non fu data ai genitori e alla sorella di Stefano. Ma torniamo all’inchiesta giudiziaria sul pestaggio e sulla morte di Cucchi. I magistrati sembrano convinti più che mai che l'aggressione nel Palazzo di giustizia ci sia stata, e che i responsabili sono i tre agenti di custodia. Hanno dalla loro la testimonianza di un altro detenuto, S.Y, immigrato del Gambia, che, anch’egli rinchiuso in una cella del Tribunale, dice di aver sentito il rumore dei pugni e dei calci e di aver visto subito dopo le guardie che trascinavano Cucchi in camera di sicurezza.

E altre persone arrestate, che si trovavano a Piazzale Clodio il 16 ottobre, confermano quel racconto. Piuttosto non credono, i magistrati, a un altro testimone, un detenuto che giorni fa ha consegnato una lettera in cui affermava di aver sentito dire da Stefano che gli autori del pestaggio erano carabinieri. In realtà non sarebbe stato lui a scrivere la lettera: un altro mistero che si aggiunge a quello della morte di Cucchi.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200912articoli/49994girata.asp
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Tisana



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MessaggioInviato: 04 Dic 2009 5:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

...evidentemente si era pestato a sangue da solo...
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MessaggioInviato: 09 Dic 2009 5:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

certo! come possiamo anche solo ipotizzare che possano averlo pestato? come ha detto giovanardi, era un tossico!

che schifo questo paese.
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MessaggioInviato: 24 Feb 2010 3:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

ha scritto:
La locuzione fatti del G8 di Genova è comunemente utilizzata per riferirsi agli episodi di violenza che hanno avuto luogo a Genova da giovedì 19 luglio a domenica 22 luglio 2001, in concomitanza con la riunione del G8, e in particolare agli scontri tra le forze dell'ordine e i manifestanti che contestavano il vertice. Gli avvenimenti di quei giorni costituiscono una delle pagine più dolorose della recente storia di Genova e, più in generale, italiana.......

http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova#Sabato_21_luglio

ha scritto:
Genova, pesanti richieste in appello
per l'irruzione alla scuola DiazLa sentenza è prevista per aprile. Rischiano alcuni funzionari oggi ai vertici del Ministero degli Interni

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/24/news/genova_pesanti_richieste_in_appello_per_l_irruzione_alla_scuola_diaz-2410447/
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Franca



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MessaggioInviato: 19 Mag 2010 12:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sentenza della Corte d'appello di Genova sulla Diaz: un verdetto che porta verità e giustizia, per la Sezione Italiana di Amnesty International
CS048: 19/05/2010
La Corte d'appello di Genova ha riconosciuto le responsabilità di 27 tra agenti e dirigenti della polizia per i gravi abusi commessi durante il G8 di Genova, nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, ai danni di decine di persone presso la scuola Diaz.

"Questa decisione porta verità e giustizia alle vittime, alle loro famiglie e alle organizzazioni che in questi nove anni le hanno sostenute" - ha dichiarato la Sezione Italiana di Amnesty International.

Il dispositivo della sentenza di appello non solo conferma e inasprisce le condanne nei confronti degli agenti giudicati colpevoli in primo grado, ma amplia il riconoscimento delle responsabilità penali ai loro dirigenti. Ne emerge una conferma del quadro già allarmante ricostruito in primo grado: gravi violazioni (tra cui lesioni gravi, arresti illegali, falso e calunnia) furono commesse a Genova da agenti di polizia e dai loro responsabili nei confronti di decine di manifestanti inermi, aggrediti mentre si trovavano in un luogo di riparo notturno al termine delle manifestazioni indette in occasione del G8.

Seppur essenziale e lungamente attesa, la ricostruzione delle responsabilità penali individuali non è tuttavia sufficiente. In questi nove anni, sottolinea la Sezione Italiana di Amnesty International, non c'è stata alcuna parola forte di condanna da parte delle istituzioni per il comportamento tenuto dalle forze di polizia nel luglio 2001 a Genova. Il riconoscimento delle responsabilità penali di dirigenti di polizia per i fatti della scuola Diaz rende ancora più urgente che le istituzioni coinvolte si interroghino sul fallimento nella gestione dell'ordine pubblico a Genova nel luglio 2001 e sulle gravi e molteplici violazioni dei diritti umani commesse in pochi giorni nei confronti di centinaia di persone.

Il quadro complessivo che emerge da questa sentenza di appello, da quella emessa nel marzo scorso relativamente alle brutalità compiute a Bolzaneto e da altre decisioni precedenti, rende quest'analisi necessaria.

I sistemi operativi e di controllo delle forze di polizia non garantirono la protezione e la sicurezza dei manifestanti e tuttora manca un'analisi interna a questi organismi di tale fallimento.

Le lacune di sistema che hanno concorso alle violazioni dei diritti umani alla scuola Diaz non sono state colmate dalle autorità italiane, che non hanno adottato alcuna misura per impedire abusi di analoga natura da parte della polizia.

"Quanto accaduto alla scuola Diaz potrebbe ripetersi se le autorità non diranno a chiare lettere che le violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia non sono tollerate e non assumeranno le necessarie misure di riforma dei meccanismi che a Genova non garantirono sicurezza e protezione dei diritti fondamentali di tutti" - ha affermato l'associazione.

Amnesty International rinnova la richiesta alle autorità italiane di introdurre il reato di tortura, con le caratteristiche previste dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, istituire un meccanismo indipendente per accertare le responsabilità delle forze di polizia e dare attuazione a tutte le raccomandazioni degli organismi internazionali, incluse quelle sull'identificazione delle forze di polizia durante le operazioni di ordine pubblico.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 19 maggio 2010


www.amnesty.it
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MessaggioInviato: 20 Lug 2010 7:21 am    Oggetto: Rispondi citando

E non ci dimentichiamo di te http://www.youtube.com/watch?v=lsvBg-EYe00
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